Storia delle verdure

C’era una volta la verdura… Le prime verdure furono coltivate tra il 10.000 e il 7.000 a.C. nel Vicino Oriente, in Asia, America ed Europa.
I più antichi orti di cui si ha conoscenza furono impiantati all’inizio del Neolitico nell’area compresa tra il Medio Oriente e l’Asia sud-occidentale.
Molto del merito di quest’iniziativa spetta alle donne che, avendo avuto il compito di provvedere alla semina e raccolta di radici e frutta per il sostentamento dei nomadi cacciatori/agricoltori, si erano tramandate l’antichissima conoscenza delle specie vegetali commestibili. Con ogni probabilità, furono proprio le donne a selezionare le varietà selvatiche di legumi, bulbi, e tuberi da trapiantare, coltivare e “affinare” nei rudimentali orti realizzati intorno ai villaggi dei primi agricoltori.
Per tutta l’antichità, le verdure (lenticchie, fave, ceci, piselli, sedano, porri, rape, carote e cavoli) costituirono una presenza costante, insieme a cereali, formaggi e uova, nei frugali pasti di greci, etruschi e romani.
Non a caso, Apicio, maestro dell’arte culinaria della Roma imperiale, dedicò il terzo ed il quinto libro del suo celebre De Re Coquinaria rispettivamente agli ortaggi e ai legumi, dilungandosi in consigli per la loro conservazione oltre che in ricette particolarmente elaborate e stravaganti.
Nel medioevo, la diffusione in Europa della coltura dei legumi a partire dal decimo secolo si rivelò provvidenziale per scongiurare il rischio di spopolamento. Furono i legumi, infatti, a sostituire la carne come fonte di proteine e vitamine nell’alimentazione delle classi meno abbienti.
Grazie alle grandi scoperte iniziate nel XV secolo, i navigatori importarono in Europa le verdure sino ad allora sconosciute, che furono poi adattate al clima europeo e migliorate grazie all’ingegno dei coltivatori.