Come conciliare nutrizione e rispetto per l’ambiente

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Uno studio del WWF e dell’iniziativa Eco2 ha dimostrato che i consumatori francesi possono limitare la propria impronta di carbonio, nutrendosi in modo più sano, senza dover spendere di più.

Al ritmo con cui attualmente vengono consumate risorse in Europa, presto avremo bisogno di 2,7 pianeti per soddisfare i nostri bisogni in termini di cibo. Questa allarmante scoperta ha introdotto molte abitudini alimentari sostenibili. Perché, sebbene il consumatore sia l’ultimo anello della catena alimentare, può contribuire a proteggere l’ambiente in base alle scelte fatte.

SCELTE SOSTENIBILI, SENZA SACRIFICI NUTRIZIONALI O FINANZIARI

Questo studio, pubblicato dal WWF (World Wide Fund for Nature) e dall’iniziativa Eco2 (un gruppo di esperti e consulenti specializzati nello sviluppo sostenibile), sostiene che sia possibile spendere la stessa cifra mangiando cibi sani e nutrienti, riducendo al contempo la propria impronta di carbonio.

I ricercatori sono giunti a questa conclusione confrontando due cestini della spesa, corrispondenti alla spesa settimanale per una famiglia di quattro persone. Un carrello era pieno di prodotti della spesa standard (sulla base di consumi medi di una famiglia francese). L’altro, un carrello con prodotti adatti a una dieta “flexitariana*”, contenente:

  • Più frutta e verdura
  • Meno bevande analcoliche zuccherate
  • Meno carne e pesce selvatico
  • Più legumi
  • Meno cibo trasformato
  • Più cereali integrali
  • Prodotti etichettati 50%

COME PUO’ AIUTARE L’AMBIENTE LA SPESA “FLEXITARIANA”?

Scegliere di fare la spesa secondo la dieta “flexitariana” ha conseguenze positive sia in termini di emissioni di carbonio sia in termini di costi e di proprietà nutritive.

  • Impronta di carbonio

La nostra impronta di carbonio si riferisce alla quantità di gas serra emessi durante l’intera “vita” degli alimenti. Lo studio ha evidenziato che la spesa “flexitariana” riduce l’impronta di carbonio del 38%: il paniere standard produce 109 kg. di CO2 a settimana, rispetto ai soli 68 kg. di CO2 a settimana dell’opzione “flexitariana”.

  • Costi

Un approccio “flexitariano” permette di tagliare la spesa alimentare del 21%. Riducendo il costo del proprio carrello, i consumatori possono anche acquistare più prodotti certificati. I “Flexitariani” spendono mediamente € 190,20 nella loro spesa settimanale, solo € 3,50 in più rispetto alla famiglia media francese, anche se il loro carrello contiene il 50% di prodotti biologici, Label Rouge e MSC.

  • Qualità nutrizionale

Le proprietà nutritive di un paniere vengono conteggiate in base al punteggio Nutri Score. Questo punteggio classifica i prodotti su una scala da A a E. A corrisponde al prodotto più nutriente mentre E si riferisce a quello meno nutriente. Il valore nutrizionale della spesa settimanale “flexitariana” si aggiudica una A sulla scala Nutri Score, un risultato superiore a quello di un tradizionale carrello della spesa che segna mediamente una C. 

 * Il flexitarismo è una dieta a base vegetale con l’inclusione occasionale di proteine ​​animali